Padula in Fotografia
10 Convento S. Agostino

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La Storia

Convento di Sant’Agostino

Il convento di Sant’Agostino è stato fondato nel XIV secolo in luogo di un’antica chiesa intitolata a San Matteo. Fu voluto dai nobili Sanseverino, in onore dei quali i monaci agostiniani erano tenuti a celebrare otto messe settimanali. Poco distante dalla chiesa madre di Sant’Angelo, era considerato il convento più ricco e importante dopo la Certosa di San Lorenzo ed infatti possedeva diversi beni al di fuori della terra di Padula e, nel XIV secolo, aveva entrate pari a 400 ducati l’anno. Agli inizi dell’Ottocento il convento fu soppresso a seguito delle leggi eversive emanate dal governo napoleonico e nel 1819 la parte conventuale passò definitivamente sotto la giurisdizione del Comune, ospitandone gli uffici, la caserma dei carabinieri, il carcere e le scuole pubbliche. La presenza di questi servizi, se da una parte ha contribuito a conservare meglio un edificio imponente ormai abbandonato, dall’altra è stata causa di modifiche ed alterazioni alla stessa struttura architettonica dell’intero complesso. E’ il caso, tanto per fare l’esempio, della zona sovrastante il chiostro dove sono state murate due finestre ed una terza trasformata in balcone. La chiesa ha una facciata piuttosto semplice, divisa in due ordini. Nella parte alta si aprono due ampi finestroni con arco a tutto sesto, incorniciati da una fascia di intonaco liscio. In basso, sollevato da una gradonata rispetto al piano stradale, si apre l’ingresso inquadrato da un portale in pietra di fattura quattrocentesca. Nell’interno, subito dopo l’ingresso, una struttura muraria a mo’ di palco sorregge il settecentesco organo a canne, ormai irrecuperabile. L’aula, di forma rettangolare, ospita sulle pareti laterali, all’interno dello spessore murario, quattro altari con relative nicchie. In fondo è il presbiterio sollevato di due scalini rispetto al piano dell’aula, con l’altare maggiore collocato al centro. Un’abside di forma semicircolare è incorporata nelle strutture perimetrali, mentre la sacrestia era ospitata in un piccolo ambiente a destra dell’altare maggiore. Un’altra piccola sala a destra dell’ingresso ospitava forse la fonte battesimale; la volta a crociera appare molto danneggiata dal crollo della copertura mentre dell’altare della cappella, distrutto o asportato, rimane un affresco raffigurante la deposizione del Cristo posto al di sotto del piano della mensa. Attraverso una porticina si accede al campanile, opera pregevole che all’esterno si presenta a sezione quadrata mentre all’interno ha forma perfettamente circolare. Realizzato in muratura di pietrame, ha tre ordini di ballatoi in legno ai quali si accedeva da una scala anch’essa di legno, con le campane, due piccole ed una grande, alloggiate sul ballatoio più alto. L’aula infine, presenta decorazioni e modanature di semplice fattura ottocentesca, realizzate in stucco e muratura. Passando al chiostro del convento, si evidenzia che esso costituisce l’elemento principale dal punto di vista architettonico nonché l’opera più suggestiva del complesso. Esso occupa una superficie di oltre 400 metri quadri ed ha un portico di fattura cinquecentesca, rifacimento di un altro preesistente, con pavimento in pietra di Padula firmato da Andrea Carrara (1748) e sorretto da ventiquattro colonne doriche, anch’essa in pietra locale. Ogni lato è suddiviso in sei arcate, alle quali corrispondono tre aperture nel piano sovrastante. Su tre lati del portico si aprono alcuni vani sicuramente ospitanti l’antico refettorio, il granaio, la cantina e gli altri servizi. Mentre un’ampia scala in pietra collega il chiostro con il piano superiore, laddove erano sistemate le celle dei monaci, sul quarto lato, quello a nord, alcune aperture oggi murate, mettevano direttamente in comunicazione il convento con la chiesa. Tutte le opere mobili salvate dall’incuria degli uomini e dalla rovina del tempo sono custodite nella chiesa madre di Sant’Angelo, per esempio il dittico cinquecentesco di A. Sparano.

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