Padula in Fotografia
14 Chiesa S. Nicola de' Domnis

La Storia

La data di fondazione di questo importante edificio religioso, è da ricercare in un lasso di tempo che va dal sesto al diciottesimo secolo dopo cristo. A quel periodo, infatti, risale la fondazione della cella trichora di San Nicola, un martirion legato all’espansione del monachesimo orientale i cui riti si affermarono definitivamente nell’ottavo secolo. Di difficile spiegazione è l’aggiunta del titolo “Dè Donnis”, eventualmente riconducibile alla presenza, a ridosso dell’edificio, di un istituto di accoglienza per fanciulle orfane e povere. Più  probabile è l’accezione “de’ domnis”, cioè “di Signori”, che avrebbero avuto qualche peso rilevante nella storia della chiesa. Nulla sappiamo circa l’abbandono del rito orientale per quello occidentale; la presenza di tracce di affreschi con figure con particolari orientaleggianti databili al tredicesimo secolo, consente di affermare che per quel secolo e per molto tempo ancora, nella chiesa di San Nicola furono sicuramente celebrati riti secondo la tradizione greco-orientale. Tra l’ottavo ed il nono secolo alla trichora fu aggiunta un’aula rettangolare. Nel diciottesimo secolo l’altare più antico “a cofano” fu trasformato “ad amforem” secondo l’uso occidentale che si diffuse dopo il Concilio di Trento. Nel secolo precedente erano stati già murati, sempre per i motivi derivanti dal cambio di rito, un vano laterale aperto sulla destra della cella e due nicchie, nelle quali venivano riposti gli abiti sacri. Rispetto alle altre celle trichore, in quella padulese i tre corpi semicilindrici delle absi di si fondono formando una struttura omogenea e duratura. Si può, quindi, ritenere che non vi siano state grosse trasformazioni all’impianto originario, anche perché l’edificio poggia su roccia, il che l’ha sicuramente protetto da danni derivanti da movimenti tellurici. La cupola semisferica, impostata su un tamburo circolare, poggia sulle tre absi di semicircolari che la sostengono a mò di contrafforti, equilibrando la spinta. Il presbiterio si eleva rispetto al livello dell’aula e, come nelle antiche basiliche, un sedile basso in pietra segue la forma trilobata delle absi di: in quella mediana è collocato l’altare. La cripta sottostante il presbiterio a seguito di varie trasformazioni fu con ogni probabilità adibita a luogo di sepoltura. Lembi di affreschi sono visibili sulla parete sinistra della iconostasi, laddove è raffigurata la presentazione al tempio. Il ciclo era sicuramente più ricco: oggi sono distinguibili quattro personaggi dai nasi aquilini e dalle barbe accurate, in piedi ed in posizione frontale. Sulle pareti laterali dell’aula erano affrescate le teorie degli Apostoli e dei Santi; è oggi ancora leggibile la metà inferiore di una figura su fondo turchino, dal cui panneggio esce un piede calzato all’orientale di elegante fattura e dall’anatomia esasperata. Non c’è traccia di affreschi nel presbiterio. Provenienti dalla chiesa e attualmente conservate presso i depositi della Certosa si segnalano due statue lignee: il Cristo benedicente, attribuito alla bottega degli Alamanno (fine millequattrocento), mancante del braccio destro e della mano sinistra, e la Madonna delle Grazie, forse opera di Giovanni da Nola nel suo periodo giovanile, sedicesimo secolo. 

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