Padula ”U’suffritt”(soffritto) Rubrica settimanale di antica cucina Padulese

Piatti poveri, ricchi di antichi sapori , un  piacere per i buongustai. Le varianti del soffritto sono diverse, si prepara con  interiora di agnello, maiale o vitello. La  procedura di preparazione  è la stessa, soffriggere  il tutto con: olio extravergine di oliva, scalogno , aglio, ginepro, peperoncino, un pizzico di erbe provenzali, sale, un pizzico di pepe, una foglia di alloro, irrorare con un goccio di vino rosso, lasciare evaporare, infine una spolverata di prezzemolo fresco. A tavola… buon Appetito. (ricetta rivisitata) –  Pellegrino Artusi, Grande Critico Letterario e Cuoco, scriveva : Quando vi avvicinate alla primavera rammentatevi allora del seguente proverbio che io trovo di una verità indiscutibile: Di aprile non ti alleggerire,Di maggio va’ adagio,Di giugno getta via lo cotticugno,Ma non lo impegnare Ché potrebbe abbisognare.

U’suffritt – Soffritto.

Padula – ”puparuol mbuttunat”” Rubrica settimanale di antica cucina Padulese.

Ci vuole poco  per rendere una pietanza appetitosa,  quello che serve: melanzane, olive,pane raffermo,acciughe salate,olive,olio,aglio,sale,pepe. Sapori, dalla terra alla tavola del buongustaio. Buon appetito.Il Maestro Pellegrino Artusi, scriveva: „La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria.“

Padula – ”i ranungh” Rubrica settimanale di antica cucina Padulese

Una prelibatezza sparita. ”I Ranungh – le rane” il periodo migliore per gustarle Luglio e Agosto, un piatto molto delicato non va mai accostato a pietanze con sapore intenso, la tradizione era preparale impanate e fritte, un calassico immortale,  oppure in brodo con i tagliolini. Fino agli anni 70, un signore passava per le case a venderle ” a nzert di rane”, oggi nessuno si dedica alla pesca e alla vendita, poco remunerativo e faticoso. Il. Grande Pellegrino Artusi diceva: “Avvezzatevi a mangiare d’ogni cosa se non volete divenire incresciosi alla famiglia. Chi fa delle esclusioni parecchie offende gli altri e il capo di casa, costretti a seguirlo per non raddoppiar le pietanze.” LA PAGINA DEI PIATTI PADULESI

Padula – ”ravaiuol c’ha pèttla” Rubrica settimanale di antica cucina Padulese.

Dopo il raviolo classico, ecco il raviolo con PÉTTOLA o PÉTTULA.
Non c’è data certa sulla nascita del raviolo, lo troviamo nel Decamerone nella metà del 300 dove il Boccaccio lo esalta ‘’fra le leccornie del Paese della Cuccagna:
“…stava genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e ravioli e cuocerli in brodo di capponi…”. Péttola o Péttula con tali termini si indica l’ampia falda posteriore della camicia. Quando fuoriesce dai pantaloni, ‘’tirt..inda.. a pettla c’ha par brutt’’ . Nei detti napoletani, ’’o pettulella ‘e mammà” ci si riferisce ad un uomo, che sta attaccato alla gonnella fino a tarda età. Sul raviolo ”a pettlà” nasce quando viene chiuso, lasciando tre lembi di pasta un pò abbondanti e sigillati con la pressione di una forchetta.